La finanza è davvero immorale? Il ruolo degli speculatori

Tempo di lettura: 5 min

Molto spesso la finanza viene vista come un’attività non etica.

Come mai?

Perché nella nostra cultura i soldi tendono ad essere considerati qualcosa di necessario per sopravvivere, ma di negativo, non di certo da amare.

E soprattutto qualcosa che deve essere guadagnato con “il duro lavoro”. Così ci hanno insegnato i nostri genitori e i nostri nonni.

In questo contesto, quindi, chi decide di speculare sui mercati finanziari per ottenere dei vantaggi economici in modo relativamente poco faticoso viene considerato un disonesto, uno speculatore, nel senso negativo della parola: colui che si arricchisce sulle perdite degli altri.

Ma è davvero così?

Scopriamolo insieme in questo articolo.

La finanza è buona o cattiva?

Operare sui mercati finanziari non è né una cosa buona, né cattiva.

La finanza, infatti, è uno strumento, e come tale, deve essere capito e utilizzato nel migliore dei modi; altrimenti si possono commettere errori che impattano negativamente sulla società e sul proprio patrimonio.

Pensa alla tecnologia: può salvare vite umane collegando numerose attrezzature mediche in tempo reale e fornendo indicazioni al personale sanitario su come e dove agire.

Allo stesso tempo, però, può bloccare interi sistemi sanitari, mettendoli in pausa, e far perdere la vita a molte persone. 

Oppure pensa ad un mutuo, un’operazione finanziaria che, per essere svolta in modo efficace, necessita un’alta educazione finanziaria, perché richiede la conoscenza del tasso di interesse variabile/fisso, del valore della casa, del reddito che genera la casa e del costo-opportunità della stessa.

Un mutuo può salvare le finanze di una persona o deteriorarle lentamente per un lungo periodo; e può anche avere un impatto positivo o negativo sulla società.

Consideriamo, ad esempio, un’operazione di speculazione su un immobile in decadenza all’interno di un bel quartiere in una città italiana.

Quell’immobile rovina il paesaggio del quartiere e nessuno lo vuole comprare, perché nei dintorni ci sono case molto più belle.

Lo speculatore vede in quell’immobile un’opportunità, ovvero la possibilità di investire in quella casa, ristrutturandola e rivendendola, oppure affittandola.

L’investitore (o speculatore), quindi, ripristina l’immobile, ne aumenta il valore e lo rivende ad un prezzo notevolmente più alto, guadagnandoci. Ma lui non è l’unico a beneficiarne, lo fa anche il quartiere, quindi la società.

Sui mercati finanziari funziona allo stesso modo: gli speculatori (investitori) vedono opportunità dove gli altri vedono solo lo stato attuale delle cose.

E questo ha conseguenze positive sull’intera economia, perché è ciò che permette di raggiungere un’allocazione più razionale delle risorse, incentivando la crescita economica.

Ecco perché il trading non è assolutamente un’attività immorale, anzi.

Quando uno speculatore prende posizioni long/short su un asset aiuta il mercato a correggere le sue scelte.

Se un prezzo è inferiore rispetto al valore effettivo, gli speculatori aiutano a far aumentare il prezzo. Viceversa, a diminuirlo.

Senza operatori di questo tipo si avrebbero aggiustamenti di prezzo molto più violenti e rapidi che colpirebbero soprattutto investitori con poca esperienza e conoscenza.

Questo è il ruolo degli speculatori sul mercato.

È fondamentale, però, che essi agiscano sempre in modo consapevole, e per farlo sono necessarie competenze e conoscenze (quelle che ti insegniamo nel Metodo Samas).

Il classico esempio: Italia 1992

Nel 1992 i conti pubblici dello Stato italiano erano in grave difficoltà, con la lira che si svalutava ogni giorno di più.

Non vi era supporto da altre Banche Centrali (non eravamo ancora nell’area Euro) e la Bundesbank aveva esplicitamente dichiarato che non avrebbe sostenuto in alcun modo la lira.

Subito dopo, gli speculatori (tra cui Soros) iniziarono a vendere allo scoperto (short) la Lira italiana, svalutandola del 30% (mercoledì nero). 

Successivamente il governo italiano dovette puntare su nuove riforme e manovre a sostegno dell’economia, data la situazione drastica, cercando di aumentare la credibilità dell’Italia (stiamo parlando del 1992, non del 2021).

Quindi la colpa fu degli speculatori?

No. La colpa è stata dei passati governi italiani che aumentavano il debito senza curarsi dei conti pubblici. 

Questo ha portato gli speculatori ad intervenire e frenare il circolo vizioso che, altrimenti, avrebbe portato da un giorno all’altro (se l’Italia avesse continuato ad aumentare il deficit ogni anno) l’Italia in default.

Ad oggi l’Italia non ha mai dichiarato il default e sta aumentando la credibilità come nel 1992.

Perché il trading è una attività che richiede conoscenze e professionalità (quindi un lavoro)

Molti pensano che per fare trading basti un po’ di fortuna: in fondo devi solo indovinare se quel prodotto salirà o scenderà, giusto?

No, sbagliato. Il trading è un’attività di analisi, valutazione ed esecuzione.

Un’attività che necessita uno sforzo continuo per acquisire nuove conoscenze, elaborarle e operare in un mercato in cui ci sono grandi professionisti.

Molti pensano che per fare trading basti un po’ di fortuna: in fondo devi solo indovinare se quel prodotto salirà o scenderà, giusto?

No, sbagliato. Il trading è un’attività di analisi, valutazione ed esecuzione.

Un’attività che necessita uno sforzo continuo per acquisire nuove conoscenze, elaborarle e operare in un mercato in cui ci sono grandi professionisti.

Non si guadagna quando perdono gli altri, si guadagna se le proprie analisi sono migliori di quelle degli altri. 

È vero, ogni volta che compri/vendi c’è una persona che ha immesso l’ordine opposto, ma non perché ha dovuto, ma perché secondo le sue analisi e valutazioni è giusto così. 

Tutto questo processo richiede impegno, dedizione e attesa (non sempre i risultati arrivano subito).

Quindi, condividiamo pienamente l’equazione: lavoro= produttività=ricavo=soddisfazione.

Ma il lavoro non deve essere per forza proporzionale al tempo e alla fatica che impieghi.

Il lavoro è l’applicazione di un’energia al conseguimento di un fine determinato.

(Definizione di lavoro su Treccani)

L’idea che il lavoro sia solamente meccanico o manuale è profondamente sbagliata, soprattutto in un mondo dove l’economia gira sempre di più intorno ai servizi.

Considerare il trading “non lavoro” perché intellettuale, pertanto, è irrispettoso per tutti i professionisti che operano nei servizi e nelle mansioni ad alta specializzazione e conoscenza. 

Considera un “semplice” trade, LONG su EUR/USD.

Apparentemente sembra facile, ma dietro questa scelta ci possono essere tante analisi e valutazioni diverse.

Per esempio:

  1. Vado LONG su EUR/USD perché mi è stato consigliato;
  2. Vado LONG su EUR/USD perché ho letto un articolo che consigliava di andare LONG;
  3. Vado LONG su EUR/USD perché un sito che sbaglia sempre analisi opera SHORT;

Oppure: ho aperto una posizione LONG su EUR/USD perché studiando e analizzando la politica monetaria della FED e della BCE, secondo la mia probabilità soggettiva, ho valutato un incremento del valore dell’euro.

Questi due esempi sono molto semplificati, ma ti servono per capire come la stessa operazione possa essere giustificata da due prospettive completamente diverse.

La prima non porterà al successo nel lungo periodo, la seconda sì.

La chiave del successo sui mercati finanziari è studiare, analizzare, valutare e ripetere il processo in modo continuo, insomma lavorare sodo.

Per questo motivo il trading è un’attività professionale associabile al lavoro. 

In conclusione, se vuoi vivere nel benessere devi cercare di abbattere gli stereotipi e i luoghi comuni sul denaro che la società ci ha inculcato fin da quando eravamo piccoli, a partire proprio da quello che credi sull’attività finanziaria.

L’attività sui mercati finanziari non è immorale o poco etica, anzi.

Gli speculatori hanno un ruolo fondamentale, ovvero quello di riequilibrare il mercato.

Tuttavia, bisogna sempre agire in modo in modo consapevole. E per farlo sono necessarie competenze e conoscenze.

Come acquisirle?
Imparando il modo in cui operano le grandi banche d’affari, grazie al Metodo Samas.

Scopri di più cliccando sul bottone qui sotto.

Autore: Alessandra Bongiovanni

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